Sinistra in vacanza
di ROSSANA ROSSANDA da il manifesto del 25/8/2004
Pereat mundus, fiant vacationes. Sembra lo slogan delle sinistre. Nel
governo ne succedono di tutte, Forza Italia impazza contro la Udc, la
Udc contro la Lega, Calderoli contro tutti, Castelli contro la sinistra,
ma l'opposizione tace, salvo per unirsi al coro di chi non si darà pace
finché il Battisti Cesare, colpevole negli anni `70 e da trent'anni
tranquillo cittadino in Francia, non sarà stato consegnato alle patrie
galere, notoriamente vaste, fresche e sottopopolate. E pazienza se
l'opposizione si prendesse qualche riposo dopo averci fatto conoscere le
intenzioni sulle quali chiederà al popolo il voto per sostituire
l'attuale governo, del quale esige le dimissioni un giorno sì e un
giorno no. Dopo le elezioni europee, c'è una probabilità che quelle
legislative avvengano nel 2005, cioè domani. Quali guasti intende sanare
dei molti fatti dal Cavaliere? Il conflitto d'interesse? Le misure
giudiziarie ad personam? La progettata riforma della magistratura? Le
legge Maroni sulla flessibilità del lavoro? La Bossi-Fini? La riforma
Moratti? Qualcuno ha ventilato che molte di esse avrebbero alle radici
delle buone ragioni. D'altra parte non si rimedierà con semplici misure
legislative a disposizione che hanno già modificato la costituzione
materiale e formale del paese. Fra tre settimane darà alla Camera una
devolution, cui ha aperto le porte la modifica del capitolo 5 votata a
spron battuto dal centrosinistra.
Il governo ci lascia un deficit di migliaia di miliardi di euro, che
intende coprire detraendoli dalla spesa sociale e vendendo beni
pubblici. La sinistra invece che ne farà? Ripreleverà dai grossi
redditi, dai patrimoni comprese rendite finanziarie? Sarebbe logico ma
andrebbe detto. Inoltre una grande industria italiana non c'è più,
Montezemolo invita a «ricostruirla assieme» ma con quali mezzi, priorità
e garanzie per il lavoro non glielo chiede nessuno. Non l'opposizione,
una cui inviata all'estero fa sapere che buona parte dell'Ulivo lo
considera un premier ideale. Non solo i governi europei hanno nominato
una commissione in confronto alla quale la Confindustria è un seminario
di socialdemocrazia. Qualcuno protesta? E con quali ragionevoli alleanze
si propone ragionevolmente di modificare il patto di stabilità?
Infine ma non per ultimo, in queste settimane l'offensiva americana
contro l'Iraq è diventata selvaggia e investendo Najaf si è messa contro
oltre che i sunniti gli sciiti. Mentre i nostri a Nassirya sono nella
zona di fuoco. Che si aspetta per fare una pressione per il ritiro delle
truppe, anche a prescindere dal povero Baldoni? Che si aspetti la
vittoria di Kerry, il quale non cambierà né molto né subito?
Urge scegliere il che cosa e il come. Un programma non è una lista di
buone intenzioni è una tabella di marcia cui si risponde. Ha da essere
chiara, fattibile e impegnativa.
Non ce l'hanno ancora né la sinistra moderata né quella radicale.
Ambedue ci intrattengono su questioni di metodo: fare o no le primarie
per eleggere il leader del centro-sinistra, che è definito da un pezzo?
E a che punto è la coalizione, e se è a buon punto prelude o no a una
maggioranza di governo? L'Unità non si espone, tanto più che il
Congresso dei Ds sarà tutto un fair play. Su Liberazione è invece in
corso un dibattito acerbo se si debba andare ad una maggioranza come
propone Bertinotti oppure no e chi dovrebbe decidere: la maggioranza del
partito, tutto il partito, maggioranza e minoranza o partito e
movimenti? E si sprecano accuse reciproche di cedimento o settarismo.
Può darsi che il caldo ci renda nervosi. E che con l'ebbrezza di
settembre escano invece le idee chiare dalla sinistra. Nel solleone di
agosto abbiamo visto soltanto che la borghesia ha gratificato la memoria
del suo De Gasperi mentre la sinistra ha riseppellito l'ex suo Togliatti
senza lasciare per un giorno la villeggiatura e mettere sul suo sepolcro
un fiore né di ricordo né di elogio né di perdono.
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