«Programma, intanto partiamo noi»
Contro i due tempi di Prodi, Prc e Correntone ds pongono l'urgenza di incontrarsi col sindacato, i movimenti, gli enti locali: iniziamo noi che siamo d'accordo
da Liberazione del 26/9/2004 di Angela Azzaro
Partiamo, non partiamo, ma quando partiamo? I partiti del Listone ingessati nel dibattito su federazione sì, federazione no, primarie non primarie, rischiano di perdere l'appuntamento fondamentale che è quello per la costruzione del programma insieme a tutta la coalizione democratica. L'ennesima polemica dopo la lettera di Romano Prodi per chiudere i conti con Francesco Rutelli non è ancora scemata ma c'è già chi pensa ad altro.
«Avete presente il film L'Angelo sterminatore di Luis Bunuel, quando tutti restano intrappolati? - ammonisce con una certa dose di buona ironia, se non di sarcasmo Fabio Mussi - Se si va avanti così rischiamo di fare la stessa fine». Ma c'è chi non ci sta e per amore della politica (il film di Bunuel lo ama così come è) preferisce costruire un altro finale. Da subito, senza aspettare che sia troppo tardi, respingendo - come fanno, con nettezza, il segretario del Prc e il leader del Correntone ds - la logica dei due tempi proposta da Prodi sul programma.
Alla festa nazionale di Aprile venerdì sera a Roma, durante il dibattito coordinato da Crucianelli con Bertinotti, Bersani, Bindi, Epifani, Mussi, l'urgenza di partire subito insieme ai movimenti, al sindacato, agli enti locali per l'elaborazione del programma è sentito da tutti. «Si continua a dire partiamo e poi non si parte. Allora intanto iniziamo noi che siamo d'accordo» propone Bertinotti che a Prodi dice «o si lavora tutti insieme o si rompe». Mussi rilancia: «Mettiamo insieme le persone di buona volontà: iniziamo a discutere del programma in maniera autorganizzata. Dalla prossima settimana fissiamo assemblee, incontri, appuntamenti come questo in tutte le città». Il segretario della Cgil sta con loro: «Più tardi si parte, peggio è. Lo si deve fare con tutti quei soggetti che in questi anni hanno mantenuto aperta la prospettiva del cambiamento». «Il programma - incalza Rosi Bindi - non è che per prima lo si fa in pochi e poi lo si va a confrontare con qualcuno. Bisogna lavorare tutti insieme, con un grande movimento partecipativo». Bersani, stretto nelle difficoltà della maggioranza ds rispetto al dibattito dentro al listone, concorda: «Condivo l'urgenza e anche la richiesta di partecipazione».
Si parte allora e si discute. Tra pari. E' questa la prima grande novità che già da tempo si respira nei dibattiti. Non si parla più di centrosinistra, ma di opposizioni, di grande alleanza democratica. Primo appuntamento il 4 ottobre, fissato da Prodi.
Alla festa nazionale di Aprile si ragiona sui contenuti con cui costruire l'alternativa al governo di centrodestra. A partire dall'analisi della situazione italiana. La crisi e il declino sono allarmanti. «Quando dico che il paese si è impoverito - sottolinea Epifani - dico solo una parte della verità. Perché c'è anche una élite che si è arricchita». Il problema, drammatico, della casa, la salute, il lavoro, la scuola. I cittadini e le cittadine italiane vivono una insicurezza sociale che leva la speranza di futuro, che rende precari socialmente, emotivamente. Un'alternativa di governo non può che partire da qui e dalla cancellazione totale delle leggi approvate dal centrodestra: legge trenta, Bossi-Fini, stravolgimento della Costituzione, riforma Moratti. Bertinotti la chiama «opera di bonifica». Su questo Rosi Bindi non ha dubbi e prende decisamente le distanze dal presidente della Margherita che ancora all'inseguimento della pietra verde chiamato grande centro non ha alcuna intenzione di fare piazza pulita dello sfascio.
Dire no, non basta. Lo sforzo da fare è pari a quello affrontato subito dopo la Grande depressione da Keynes. «Si riprenda - sottolinea Mussi - il filo del discorso per la regolazione del mercato». Per il segretario del Prc si deve mettere in campo un impianto complessivo di politica economico-sociale, di ricostruire un paradigma. Un esempio importante è quello di Claudio Napoleoni e il suo discorso sul «vincolo interno» da declinare in una serie di «beni comuni», fondamento di un welfare all'altezza dei tempi. «Dobbiamo - spiega - avere una serie di obiettivi immediati, come la battaglia parlamentare contro la finanziaria, e contemporaneamente offrire una prospettiva».
Se non si dà subito una risposta a queste urgenze il rischio è anche quello di perdere la connessione col popolo della sinistra e dei movimenti. «Chi siete voi, chi siamo noi?» chiede una signora. Un'alterità che la politica del cambiamento e dell'uguaglianza non si può permettere. Per questo si parte.
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