La "svolta"
di Alessandro Curzi da Liberazione del 24/04/2004
Mi hanno chiamato in piena notte, o quasi, mercoledì sera, amici e compagni allarmati dagli ultimi telegiornali e dalla ennesima puntata di "Porta a Porta". Tutti con una domanda angosciosa: ma che sta succedendo nella sinistra? E che ne è dei connazionali rapiti? Ho balbettato un po', perché anch'io mi sentivo frastornato, e perché non volevo che il mio stupore e la mia indignazione accrescessero l'ansia di chi si rivolgeva me.
Certo che la giornata nata all'insegna della speranza, si chiudeva nel peggiore dei modi: sugli ostaggi una doccia fredda via l'altra, dalle parole rassicuranti degli uomini del governo e del Parlamento a quell'irresponsabile dichiarazione del presidente del Consiglio che, dopo aver parlato di «rallentamenti, ma non intoppi» nelle trattative, butta lì come se niente fosse la notizia che le truppe italiane resteranno in Iraq anche dopo il 30 giugno.
Chi lo ha deciso e quando, ammesso che un simile impegno ci fosse magari richiesto? Un'offerta spontanea per rassicurare l'amico Bush o la risposta sberleffo ai terroristi che avevano chiesto l'immediato ritiro del nostro contingente? Smentendo oltretutto le caute, ma precise parole pronunciate appena un'ora prima da Carlo Azeglio Ciampi in visita ai Paesi balcanici sui nostri voti perché l'Onu prenda in mano la situazione. Che del resto peggiora di giorno in giorno, e ieri era stato uno dei giorni peggiori della guerra americana.
I quotidiani avevano fatto capire che la liberazione dei tre rapiti era questione di ore; qualcuno parlava d'un inviato della Rai mandato in fretta e furia a Baghdad. La governatrice italiana Barbara Contini accennava ad un riscatto pagato; qualche altro aggiungeva che a pagarlo sarebbe stato il cavalier Berlusconi (e oggi un giornale di Roma lo strilla in prima pagina), quale provvido investimento elettorale.
Come se non bastasse questo, a mandare in tilt qualsiasi persona umana e di buon senso, a "Porta a Porta" arriva anche Fassino. Con la sua fredda liquidazione del comportamento di Zapatero e del governo spagnolo, e l'incredibile messa in mora dell'Onu, rappresentata come imbelle e buona appena a certificare l'eventuale passaggio di poteri dagli occupanti agli iracheni, ma sempre e solo con la scorta (e sotto il comando militare, si suppone stando a quel che Fassino ha detto) degli Usa.
A cosa si riduce la svolta tanto invocata nell'esposizione del leader Ds e portavoce dell'Ulivo? A pretendere un po' più d'ordine, un po' più d'Europa, un po' meno di strapotere di Bush. Ho nascosto la testa sotto la sabbia, anch'io, rispondendo a un amico e compagno, uno dei tanti che m'han chiamato stanotte, col suggerirgli che forse il segretario del suo partito s'era spinto più avanti di quanto avesse voluto, tanto è vero (dicevo al mio interlocutore) che Liberazione aveva già messo in pagina un appello dei deputati pacifisti ai partiti della lista Prodi, firmato anche da molti onorevoli e senatori Ds. O che, aggiungevo, la forzatura fosse stata ritenuta indispensabile in questo momento per non accrescere le divergenze con Rutelli e Boselli, pronto però Fassino a sfoderare tutto il suo coraggio nel pieno della campagna elettorale, quando saranno da riconquistare i voti dei tanti che vogliono la pace. Devo ammettere, con dispiacere, che nessun invito mi pare più ingenuo del mio scritto appena ieri: basta con i traccheggiamenti.
La svolta c'è stata, ma non l'ha fatta il governo. L'ha fatta Fassino.
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