CIAO LIVIO
da Liberazione del 18/9/2004 di Rina Gagliardi
Con Livio Maitan, se ne va una parte di noi: la parte migliore, quella che fa della politica una vera scelta di vita e dell'intelligenza critica un'arma indomabile. Anche per questo la sua scomparsa - così repentina, anche se a lungo annunciata dalla malattia - ci è parsa, l'altra sera, così ingiusta. Anche per questo, sentiamo tutta intera la tristezza di una privazione, che ferisce la nostra comunità - il Partito e il giornale - ma al tempo stesso va molto al di là di noi.
In sessant'anni ed oltre di milizia comunista, di battaglia culturale, di iniziativa pratica e ideale, Livio si era in realtà conquistato rispetto e stima pressochè universali. Non si trattava soltanto dell'omaggio dovuto a un intellettuale coerente, fiero, rigoroso; a una delle (rare) figure della sinistra rivoluzionaria italiana che non solo non era mai stato sfiorato dai virus così diffusi dell'opportunismo o del carrierismo, ma viveva con straordinaria dignità la modestia delle sue condizioni materiali. Era qualcosa di più, e forse di più importante: da lui, uomo di parte, personalità di forte caratterizzazione partigiana, c'era sempre qualcosa da imparare. Uno squarcio analitico originale, una riflessione storica inedita, un input politico interessante: con lui, il confronto, l'incontro, la discussione erano sempre arricchenti.
Una capacità che Livio ha portato nel Partito della Rifondazione comunista, anche quando non ha condiviso le sue scelte politiche generali. Una ricchezza che ha offerto anche a questo giornale, con una collaborazione che in questi ultimi anni era diventata stabile e poliedrica: dall'economia internazionale (di cui era un vero esperto grazie alla lettura attenta dei maggiori quotidiani inglesi, americani e francesi) alla politica estera, dalla storia del movimento operaio ai suoi irrisolti nodi di strategia e di «scopi finali», i suoi articoli sono stati per Liberazione un contributo prezioso, impegnato, prestigioso. Anche come «giornalista», Livio ha sempre combattuto contro i vizi, così tollerati, della banalità, della semplificazione, delle superficialità, grandi e piccole.
Ci mancheranno moltissimo quei suoi articoli, talora ricchi di cifre, sempre ispirati dalla sua curiosità ineusaribile, da quel suo assillo di ricerca e di ricostruzione persuasiva dei processi reali. Come ci mancheranno quelle sue visite in redazioni, ahimè troppo brevi, per porre un problema «difficile» o semplicemente per salutare. E ci mancheranno le sue telefonate, le sue sollecitazioni, le sue segnalazioni di quell'articolo del Monde che nessuno di noi aveva visto. E anche le sue leggendarie pignolerie linguistiche, che nascevano dal suo profondo senso dell'umorismo. Ci manchi già, carissimo Livio, tu che, meglio di tanti di noi, hai saputo vivere una vita bellissima. La vita di un comunista.
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