Per riuscire a delineare uno scenario del quadro politico italiano
di Ritanna Armeni da Liberazione del 17/10/2003
Per riuscire a delineare uno scenario del quadro politico italiano nel 2004 dobbiamo partire da questi ultimi mesi del 2003. Sono stati e saranno mesi di grande conflitto sociale. Lo sciopero del 24 ottobre al quale, dopo molti mesi di tensioni, le confederazioni si presentano unite non è che l'inizio. Seguirà una grande manifestazione unitaria contro la finanziaria alla fine di novembre. E' previsto un altro sciopero generale, questa volta di otto ore, a dicembre. I metalmeccanici si asterranno dal lavoro il 7 novembre ed è prevista per la metà dello stesso mese una imponente mobilitazione, probabilmente con sciopero generale nella scuola.
All'inizio del nuovo anno, quindi, e alla conclusione del semestre italiano di presidenza europea il paese arriverà dopo una mobilitazione come non se ne vedevano da anni e con una domanda di cambiamento possente proveniente da tutti quei settori della società (e sono molti) colpiti dalla finanziaria e dalla legislazione del governo Berlusconi.
A gennaio finirà anche l'incarico del presidente del Consiglio in Europa. Un avvenimento che non avrebbe grande importanza se ad esso questa importanza non l'avessero data le stesse forze politiche del centro destra. E' diffusa infatti fra di loro la convinzione che tutte le contraddizioni finora malamente sopite esploderanno. Ed è evidente che sono molte. Sembra che aspettino quella data le forze centriste e moderate per fare un affondo contro l'alleanza Berlusconi Bossi. E da gennaio potrebbe esprimersi pienamente quella insofferenza che An del resto ha già ampiamente manifestato in questi mesi. Il massimo del conflitto sociale, insomma, dovrebbe coincidere con il massimo di conflittualità fra i partiti dell'attuale maggioranza di governo. E soprattutto con una convinzione oramai radicata in gran parte dell'establishment politico ed economico che è meglio liberarsi di Berlusconi e del suo estremismo e puntare su un governo moderato e di centro, privo dell'anomalia berlusconiana, decisamente liberista e vicino alla destra europea di Aznar e Chirac.
Per le opposizioni potrebbe essere un'ottima occasione. Rinforzate dal disagio e dalla protesta sociale potrebbero puntare ad una caduta anticipata del governo di centro destra, e comunque ad un suo forte indebolimento. E le elezioni europee potrebbero essere il primo banco di prova di diversi rapporti di forza nel paese. E' una ipotesi che non ha niente di fantasioso anzi è molto realistica e si nutre ogni giorno della caduta di credibilità del governo e della convinzione che esso ormai è pericoloso per gli stessi equilibri democratici del paese.
Ma non è una ipotesi che avrà vita facile neppure nelle opposizioni. Anzi possiamo dire che sono già iniziate le manovre per sperimentare strade diverse da quella lineare che parrebbe a portata di mano.
Il progetto di un establishment liberista che dovrebbe portare al governo del paese attraverso un cambio che si vorrebbe indolore il centro moderato ha cominciato il suo cammino. La sostituzione prevedibile e per ora non smentita dallo stesso interessato di Antonio D'Amato con Luca di Montezemolo alla Confindustria è un primo tassello. La discreta, ma insistente tessitura di Carlo Azeglio Ciampi è un altro aspetto del quadro. Il rilancio di Giustizia e Libertà l'organizzazione politica culturale di De Benedetti, indica un altro movimento in questa direzione. E poi l'insistenza di Casini sulla questione morale, i tentativi e lo marcamento di Gianfranco Fini. Segnali piccoli e grandi che si uniscono al disagio degli ambienti della curia romana.
Essi, tuttavia, non si fermano al recinto del centro destra, anzi tendono a coinvolgere una opposizione che non ha chiarito fino in fondo i suoi progetti per il futuro. Accolgono sicuramente gran parte della Margherita che vedrebbe volentieri il ricostituirsi di un centro istituzionale, ma attraversano anche i Ds che non sarebbero del tutto contrari ad una "Grosse Coalition" secondo una vocazione mai del tutto scartata all'interno della Quercia. L'apertura di Fassino sulle pensioni è un segnale.
Quante possibilità ha questa tendenza di affermarsi e di diventare il progetto dominante per il prossimo anno? Non poche sicuramente. Si tratta di poteri forti e movimenti di opinione che passano per grandi organi di informazione e che si congiungono con quell'opinione pubblica antiberlusconiana che una volta liberatasi d Berlusconi è pronta a sostenere ed avallare qualsiasi ricetta liberista. Ma, contrariamente a qualche tempo fa, questa pur possente tendenza non ha davanti a sé una strada in discesa. Molte cose sono cambiate in questi ultimi mesi e non solo nel quadro sociale. La destrutturazione dell'Ulivo e la costituzione di un composito fronte delle opposizioni ha reso più fluido il rapporto fra le sinistre e facilita sia alleanze che divisioni. La protesta e il dissenso sociale non hanno più come nel passato un tappo che inesorabilmente le blocca. I sindacati, tutti i sindacati oggi sono meno legati ad un riferimento politico preciso. Lo stesso forte movimento antiberlusconiano si è riempito in questi mesi di contenuti più profondi dell'antipatia viscerale per il capo di Forza Italia. Comunque vada i primi mesi del 2004 non saranno di stabilizzazione. Si possono prevedere nuovi importanti sommovimenti. Sia a destra che a sinistra.
|