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Il segretario
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Rifondazione comunista, radiografia di un partito che si avvicina al congresso di Venezia
Più giovani al Sud, più pensionati al Nord
di Stefano Bocconetti da Liberazione del 12/2/2005
Rifondazione va al congresso. Anche se qualcuno potrebbe dire che le "Rifondazioni" vanno al congresso. No, stavolta non c'entrano le mozioni. Su quello è stato scritto e detto quasi tutto. Eppure di partiti sembrano essercene almeno due. In queste ore il gruppo di lavoro in direzione - coordinato da Mimma Tisba - sta finendo di analizzare i dati sul tesseramento. Ne ha tirato fuori una fotografia del Prc che magari non è fedelissima in ogni minimo dettaglio (per ragioni di tempo, lo studio ha preso in considerazione 86 mila e rotti iscritti su 97 mila) ma che comunque disegna una tendenza. Netta.
Ed ecco i due partiti di cui si parlava. Partiti quanto meno diversi nei tratti salienti. C'è il partito del Centro Nord, più anziano, molto più anziano. Anche se più femminile. Meno scolarizzato (ma non di molto) e insediato soprattutto nelle aree tradizionali del lavoro. E c'è poi l'altra Rifondazione, quella del Sud. Un partito meridionale con un tratto suo e solo suo: qui i ragazzi e le ragazze (più i primi che le seconde) sono esattamente un quarto della forza organizzata del Prc. Più o meno tre volte tanto il peso percentuale dei loro coetanei nel partito "gemello" del Nord.
Servono altri dati? Eccoli. Nel partito settentrionale della Rifondazione comunista (che comunque, va ricordato pesa quantitativamente molto, molto più di quello meridionale: rappresenta il sessantacinque per cento degli iscritti), gli uomini sono il 71 per cento, gli adulti e gli anziani addirittura il 91 per cento. La fascia più rappresentata è quella fra i 40 e i 49 anni che comunque ha quasi lo stesso peso della seconda classificata: la fascia compresa fra i 50 e i 59 anni. Nei circoli del Piemonte, della Liguria, della Lombardia, del Nord Est, della Toscana e via dicendo, i laureati sono il nove per cento. Il 31 per cento ha, invece, in tasca il titolo di scuola media. Cifre che sono esattamente identiche a quelle del partito del Sud. Che però dalla sua - a fare una delle differenze - ci mette qualche punto in più nelle altre voci: nel Sud i diplomati (quelli usciti dalle scuole secondarie) sono il 31 per cento, nel Nord il 29. Ma la diversità, la vera differenza, lo si diceva, è nell'età: in Puglia, Calabria, Campania, ecc, nella tabella che racconta i dati anagrafici degli iscritti, la "colonnina" più alta è quella che indica la fascia fra i 20 e i 29 anni. Sono il ventidue per cento del partito. Il segmento fra i 50 e i 59 qui al Sud è solo al quarto posto.
Un dato che si ripete da un paio di anni, non proprio con la stessa intensità ma, insomma, siamo lì. Un dato che qualcuno spiega con quello che chiamano "l'effetto Melfi". Una battaglia politico-sindacale simbolica. Simbolica soprattutto per alcune fasce sociali: i precari, i disoccupati, i neo assunti che magari un lavoro ce l'hanno ma con meno diritti di chi lavora in una fabbrica del Nord. Simbolica per chi è parcheggiato in una scuola o in un'università. Fatto sta che ora c'è un partito, un partito di sinistra che al Sud parla soprattutto il linguaggio delle nuove generazioni. Come non c'era mai stato. Neanche all'epoca del Pci. Per dirna una, nel 75-76, il partito di Berlinguer poteva contare nelle regioni meridionali sull'11 per cento di iscritti sotto i 29 anni; anche se ovviamente il dato andava applicato ad un numero totale enormemente più ampio. Una percentuale, comunque, che non c'è oggi negli altri partiti. Visto che la sinistra giovanile rappresenta - più o meno omogeneamente in tutta Italia - fra il sei e il dieci per cento del totale degli iscritti diesse.
E ancora, due partiti diversi al Nord e al Sud, anche un po' nella composizione sociale. Un po', non tantissimo. Per capire: gli operai hanno la stessa rilevanza. Esattamente il venti per cento (che è naturalmente anche il dato nazionale) sia nelle regioni settentrionali che in quelle meridionali. A voler spulciare fra le cifre si scopre comunque che una differenza c'è: nel Nord il 25 per cento di loro ha un contratto a tempo indeterminato. La percentuale si abbassa, di tre punti, fra gli operai meridionali.
E ancora. Incredibilmente la stessa percentuale si registra anche per ciò che riguarda gli impiegati pubblici (l'8 per cento del totale degli iscritti) e di quelli dipendenti da imprese del terziario privato: il sette per cento. A disegnare la diversità allora, in questo caso, è la voce pensionati: nelle regioni del Nord rappresenta quasi un terzo del partito, il ventotto per cento a fare i pignoli (e questo fa sì che la categoria sia quella più rappresentata in Italia: sono il 23 per cento del totale nazionale). Nel Sud, invece, i pensionati sono cinque, sei punti in meno.
Due insediamenti sociali forse diversi. Ma che insieme fanno un partito. Alle prese con problemi comuni. Il primo, il più evidente. Rifondazione ha 97 mila iscritti e, alle politiche del 2001, aveva un milione e 900 mila voti. Meno di un iscritto ogni diciannove elettori. Tanto che Simone Bertolino in uno studio pubblicato dal "Mulino" dice che proprio in questa percentuale sta la lontananza di Rifondazione dalla vecchia formulazione del "partito di massa" cara al Pci. In questa percentuale più che nelle cifre generali. E' così? Ha senso un'affermazione di questo genere? Il segretario Bertinotti non ne è convinto affatto. E spiega: «Vedi, negli anni del Pci, l'iscrizione era l'unico strumento di adesione possibile ad un partito di massa. Oggi non è più così. Non è una giustificazione, è un dato di fatto: esiste una pluralità di forme attraverso cui si esprime l'impegno politico. E' la novità che si è accentuata in questi anni».
Non più solo circolo, insomma. C'è il social forum, l'associazione ecologista, c'è l'organizzazione di base del sindacato, il movimento pacifista, c'è il movimento femminista. C'è l'associazione di quartiere o tematica, che nasce o si scioglie una volta raggiunto l'obiettivo. «Li incontri, ti ci confronti, ti arricchisci e li arricchisci. E per alcuni è quella la sede dove far politica».
Certo, qualcuno fra quelli "incontrati" poi sceglie di militare in Rifondazione. Ma, ecco un altro problema: lo fa per poco tempo. Il turn over degli iscritti - così come denuncia sempre il libro di Bertolino - continua, insomma, con lo stesso ritmo. Dieci ne vengono dieci se ne vanno. Con implicazione negative evidenti. Ma anche con altre conseguenze. Sulle quali è aperta la discussione. Così per esempio, analizzando il turn over si viene a sapere che oggi appena uno su cinque militanti faceva parte di Rifondazione all'epoca dell'ultimo congresso del Pci, nel '91. Il venti per cento. Gli altri sono tutti arrivati dopo, molto dopo. In quattordici anni il partito è mutato come nessun altro.
Solo che il turn over - e si ritorna a riflettere sulla negatività del dato - da qualche tempo riguarda anche i giovani. Dice Gigi Malabarba, capogruppo al Senato e firmatario di una delle mozioni di minoranza al congresso: «E' un dato drammatico. E lo dico al di là della vicenda congressuale. Avevamo pensato un partito a rete, capace di coordinarsi e connettersi con movimenti e centri di iniziativa. Abbiamo continuato ad offrire invece un partito burocratico. Così arriva un giovane, si iscrive sta sei mesi e se ne va. Ed è un problema serio».
Così com'è un problema serio che in alcune regioni la percentuale della donne è molto, molto al di sotto della media nazionale (già bassa: 28 per cento). Esattamente com'è un problema che alcune grandi battaglie non abbiano poi avuto quasi alcun riflesso nella composizione del partito. La scuola per dirne una. Gli e le insegnanti sono appena il 2 per cento del corpo organizzato di Rifondazione. Con una curiosità (anche se Malabarba non è convintissimo di questi dati): i pochi insegnanti che sono nel Prc scelgono la Cgil. Sull'intero mondo del lavoro organizzato nel partito, infatti, il 26 per cento è iscritto alla Cgil, il 2 per cento al Sincobas, l'un per cento ai Cobas (che appunto organizza soprattutto il settore scuola). C'è poi- ecco un'altra curiosità - un uno per cento iscritto alla Uil e un altro uno per cento alla Cisl. E' un bene, è un male? Riflette la composizione sindacale del lavoro? Per questo c'è il congresso. Appuntamento a Venezia, allora.
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