«Un errore andare al mare: io voto Sì» Articolo
18, la scelta di Giuliano Giuliani
di Roberto
Farneti da Liberazione del
15/05/2003
Anche Giuliano Giuliani si
schiera per il Sì al referendum che estende la tutela
dell'articolo 18 ai dipendenti delle piccole imprese. Ex
sindacalista in pensione (ha lavorato 28 anni in Cgil),
Giuliano è il padre di Carlo, il giovane "no global"
impunemente ucciso dalle forze dell'ordine nel luglio 2001
durante le manifestazioni di protesta contro il G8. Alle
ultime amministrative è stato candidato al comune di Genova
nelle liste dei Ds, ma il 15 giugno, contrariamente a quanto
faranno Fassino e Cofferati, non diserterà le urne per andare
al mare.
Quali sono le ragioni della tua scelta?
Ritengo che nella decisione di indire il
referendum ci siano state anche ragioni politiche, che
riguardano i rapporti di forza all'interno della sinistra.
Così come penso che il referendum non possa risolvere tutti i
problemi della precarietà del lavoro. Tuttavia, c'è. Gli
inviti a non andare a votare li ritengo incongrui e sbagliati,
perché credo che la disaffezione al voto non debba essere
incentivata, ce n'è già abbastanza. Dal mio punto di vista
perciò sarebbe già grave il non raggiungimento del quorum. Ma
considero devastante un eventuale maggioranza di no, perché
sarebbe un ulteriore avallo ai deliri di questa maggioranza.
Per tutte queste ragioni ho da tempo deciso di votare sì e di
invitare le persone che conosco a fare altrettanto. Dopodiche
l'interrogativo che mi pongo, sperando che i Sì siano tanti, è
chi li rappresenterà politicamente.
Cosa intendi
dire?
Mentre la destra si oppone in maniera netta
all'allargamento dei diritti e in maniera sempre più
pericolosa, l'opposizione ancora una volta si divide in cento
rivoli: si va dal Sì, all'astensione, al No. Come ne usciamo?
Io penso da tempo che se a una politica riformista, purché
chiara nei contenuti, non si associa una radicalità sociale
sulle questioni dei diritti e della dignità delle persone, a
cominciare dai più deboli, non si va da nessuna parte.
Sei in linea con la Cgil...
Ho
apprezzato la posizione della Cgil, insieme a quella dell'Arci
e di altre associazioni di massa. Penso anche che sarebbe
assolutamente opportuno che l'invito a votare Sì venisse dalla
cosiddetta "cittadinanza attiva", cioè da persone che, al di
là dell'appartenenza politica, condividono le ragioni del Sì,
sia pure in modo diverso. E quindi da comitati fatti di
persone che si impegneranno attivamente nella campagna e che
avranno anche il merito di derubricare gli aspetti di
divisione politica che una campagna fondata sulle appartenenze
potrebbe avere.
Come è cambiato il lavoro da quando
eri nel sindacato?
In peggio. Adesso ci sono tutti
gli elementi di deregolamentazione del mercato del lavoro, ci
sono le deleghe del governo, il decentramento produttivo,
aziende meno grandi che potranno diventare filiere di aziende
piccole o piccolissime, con il risultato di una ulteriore
sottrazione di diritti. A tutto ciò va posto un argine e un
consistente numero di sì al referendum potrà offrire questa
possibilità. L'importanza di andare a votare Sì dovrà essere
compresa soprattutto dai giovani, che non possono e non
debbono vivere la precarietà come unico destino a loro
riservato.
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