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La guerra di Bush è figlia della globalizzazione capitalista Riflessioni del Segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista d’Italia su temi di attualità e loro valutazione nei rapporti tra i due partiti.
Fausto Bertinotti commenta che non è la sua prima visita e ricorda che era sindacalista quando venne per la prima volta. Afferma che ha sempre avuto un’impressione molto positiva degli incontri di grande interesse politico che ha sostenuto, in particolar modo, con il Presidente Fidel Castro.
Gli domando come valuta la situazione attuale del suo paese e il ruolo del suo partito in quella realtà, dopo i cambi nel mondo, in Europa e concretamente in Italia nell’ultimo decennio.
“Non si può parlare di quello che succede in un paese, se non in un contesto più globale, nel mondo. Ci sono due grandi novità, la prima negativa, ed è che con la dottrina Bush la guerra imperiale subisce un salto di qualità. Ora si dice che è preventiva, infinita e indefinita. Può scoppiare in qualunque parte e in qualunque momento. Risponde alle esigenze economiche, il controllo del petrolio, per esempio, e al controllo geopolitico del mondo. Questa guerra è figlia della globalizzazione capitalista, che sempre più produce crisi e instabilità. Con lei, tuttavia, nasce un fenomeno nuovo: il grande movimento mondiale contro la globalizzazione. Questo movimento si è confermato come il fenomeno politico più importante del nostro tempo nel cosiddetto mondo occidentale. Durerà molto tempo e sostiene che un altro mondo è possibile.”
Il recente vertice della Nato a Praga coincide con ciò che lei mi esponeva rispetto alla guerra, e relega ancora di più la politica militare dell’Unione Europea.
“L’obiettivo a Praga era annunciare una nuova fase della Nato, ciò che hanno ottenuto i suoi organizzatori. Quando si definisce la nuova dottrina Bush, si propongono differenti possibilità di azioni, di certo c’è che si vogliono cancellare le Nazioni Unite. Tutto per rafforzare la Nato come un’alleanza militare stabile e definitiva, contro il terzo mondo, e per cercare alleanze con altri paesi una volta scelta la guerra come azione. La Nato è il monopolio della violenza su scala mondiale, guidata naturalmente dagli Stati Uniti, con l’obiettivo di intervenire militarmente e sottomettere l’Europa ai propri interessi. In quanto all’espansione dell’Unione Europea verso est non siamo contrari quando l’aspetto geopolitico lo propone dal punto di vista storico e culturale, invece quest’allargamento è concepito da una politica neoliberale. Si cerca un nuovo mercato per un’economia in crisi, dove le imprese ottengano a basso costo la forza lavoro. La contraddizione sta nel fatto che c’è una buona motivazione politica, che è però negativa dal punto di vista economico e sociale. Questa e altre contraddizioni stanno creando molti problemi tra i lavoratori che già costituiscono parte della comunità. In altre parole, se l’Europa continuerà con il modello neoliberale, finirà per diventare semplicemente una provincia degli Stati Uniti, priva di risposte per i paesi del terzo mondo e in particolare per quelli dell’America latina.”
Sull’importante lavoro svolto in Italia a favore della libertà dei cinque eroi cubani prigionieri dell’impero, Bertinotti dice che “siamo impegnati in questa battaglia”.
Riguardo alle relazioni tra i due partiti sostiene che “sono basate su una grande amicizia. L’esperienza di Cuba ci è sempre apparsa molto originale e di notevole interesse. Non solo per la difesa del patrimonio, l’autonomia e l’indipendenza di fronte ad una grande potenza, ma anche per la difesa delle proprie conquiste sociali. Pensiamo di incrementare queste relazioni concretamente. In Italia una delle nostre azioni più consolidate nelle relazioni con le masse sono le feste di Liberazione, il nostro quotidiano. Organizziamo centinaia di queste feste in diverse città e alcune hanno carattere nazionale. Stiamo valutando la possibilità che alcune assumano un carattere internazionale, la prima che organizzeremo sarà dedicata all’esperienza della Rivoluzione cubana.
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