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4 modi per perdere le elezioni

di Raniero La Valle da Liberazione del 7/5/2005


Ci sono quattro modi per perdere le elezioni. Nonostante la crisi del berlusconismo, il successo elettorale del 2006 non è affatto garantito; la destra italiana è ben più che Berlusconi. L'idea ostentata a sinistra che le elezioni sono già vinte, è pericolosissima, perché significa allentare la vigilanza e potrebbe indurre la sinistra a permettersi qualsiasi cosa, anche cose che possono avere un alto costo in termini di consenso e di voti. In questo quadro segnalerei quattro di queste cose.

1) La prima è "se la sinistra difende i matrimoni tra gay". La questione dei diritti delle persone omosessuali e della loro tutela con efficaci garanzie, è fuori discussione. Tuttavia non si può dire, come fa Titti De Simone, che non interessano i nomi che diamo alle cose. I nomi corrispondono a degli istituti che hanno una precisa collocazione nell'immaginario sociale e nella storia della cultura. Da migliaia di anni il matrimonio non è stato il nome dato a qualunque unione, ma quello dato alla unione tra uomo e donna inserita nel processo di riproduzione della specie. Ovviamente, come per ogni parola, si tratta di un significato convenzionale. La parola e anche l'istituto possono cambiare, e si può instaurare un'altra convenzione. E' del tutto improbabile però che questo possa avvenire nei pochi mesi di una campagna elettorale. Naturalmente una forza di cambiamento può voler forzare le cose, cercare di racchiudere in un breve spazio di tempo un processo culturale e politico che altrimenti sarebbe molto più lungo in termini di consenso. Ma allora prima di questo deve fare una battaglia per la proporzionale, perché ogni partito riacquisti la sua libertà di proposta, senza il vincolo di dover chiedere un consenso maggioritario, senza lo scrupolo di dire cose che abbiano già una forza di egemonia. Ma se il voto è rigidamente bipolare, come è arrivato ad essere in Italia, basta che una minoranza getti nella campagna elettorale un tema che può suscitare forti reazioni anche emotive, perché tutta la prospettiva elettorale possa essere compromessa. Kerry, in America, ha perso anche così; e le prossime guerre di Bush si potranno fare anche grazie a quella sconfitta.

2) La seconda cosa che ci può far perdere le elezioni è la ventata antiratzingeriana che ha investito gran parte della sinistra e soprattutto i giornali della sinistra. Naturalmente è del tutto lecita, se motivata, la critica al nuovo Pontefice. Tuttavia si è diffuso uno stereotipo sul Papa indigesto altrettanto acritico e disinformato che lo stereotipo sul Papa meraviglioso di prima, e ne viene fuori una caricatura di Benedetto XVI che ne travisa la figura, e non solo nelle vignette, nei fotomontaggi e nella satira. Questo sport, che sembra a buon mercato, attacca l'immaginario simbolico di grandi masse, che è uno dei fattori che entra a formare la loro identità politica.

Il Pci finì quando "l'Unità", che migliaia di militanti diffondevano porta a porta e altri portavano in fabbrica rischiando il licenziamento, si dotò di un inserto satirico in cui i simboli e il leader in cui quei militanti si identificavano erano gettati nel ridicolo, e in cui dopo decenni di "dialogo con i cattolici" si pubblicavano editoriali piuttosto grevi firmati "dio". La tiratura aumentò, ma le urne si svuotarono. Il partito di massa aveva dimenticato la forza dei simboli.

3) La terza cosa che ci può far perdere le elezioni è che mentre per combattere la riforma di Berlusconi crescenti settori dell'elettorato scoprono il valore della Costituzione del 48, trasformano il 25 aprile in una difesa della Costituzione e cominciano a votare di conseguenza, da parte del centro-sinistra venga ripresa la tesi di una revisione costituzionale migliore di quella berlusconiana e leghista, che comunque dia per scontata l'obsolescenza della Carta vigente. Le precedenti prove in questo senso dalla Bicamerale alla riforma del Titolo V alla bozza Amato sono state devastanti, e hanno fatto da terreno di coltura dell'attuale tentativo eversivo. Una delle ragioni, che può diventare determinante, del voto a sinistra, è che esso valga a mettere al riparo la Costituzione repubblicana, unica certezza rimasta in tanto sfacelo e la cui attuazione era stata una volta indicata dalla sinistra addirittura come una via al socialismo. Se questa legittima aspettativa dell'elettorato democratico dovesse venir meno, potrebbe venir meno anche il suo voto.

4) La quarta cosa che ci può far perdere le elezioni è il possibilismo dalemiano sulla praticabilità della guerra come import-export di democrazia. Se questa recente tesi della destra americana diventasse la politica dell'Occidente, e condizione dell'incorporazione in esso dell'Italia, si perderebbero ben più che le elezioni. Si perderebbe il controllo della politica e della storia. Questo controllo fu mantenuto in passato perché a nessuno venne in mente di trasferire con la guerra la democrazia nell'Unione Sovietica. Ma domani il problema non sarebbe quello di esportare la democrazia in Cina, che sta diventando così pericolosa con le sue merci? L'elettorato potrebbe non essere d'accordo di aprire la strada a questa opzione.

Di questi quattro modi di perdere le elezioni ne basterebbero anche due, e forse anche uno, dato che tutto si giocherà su un limitato scarto tra i due schieramenti. E non importa che il programma complessivo del centro-sinistra non faccia spazio a questi errori. Basta che ci siano vistose smagliature, che facciano apparire la coalizione di centro-sinistra incoerente e culturalmente troppo debole per ricondurre a una visione unitaria le pulsioni e le proposte che sgorgano dal suo seno. Infatti è un problema di cultura. C'è un rigore e una radicalità culturale che la sinistra deve recuperare, che non ha nulla a che fare con la cultura radicale.

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