home > la stanza del segretario   ultimo aggiornamento 13 maggio 2003
 
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Intervista al presidente dell'Arci, Tom Benettollo:

«Il 15 giugno io dirò sì» «Il voto è nel nostro dna»


da Liberazione del 13/5/2003 di Angela Azzaro

«Rispetto Sergio, ma non ne condivido la posizione»
«Ribadisco la mia stima e la mia amicizia per Cofferati. Ma non condivido la sua posizione sul referendum per l'estensione dell'articolo 18. Ritengo si debba aprire una discussione seria e importante sul merito del quesito». Il presidente dell'Arci, Tom Benettollo, non si mostra stupito della posizione assunta dall'ex leader sindacale. «Quando al nostro congresso ha detto di non condividere le ragioni dei promotori si è capito che avrebbe assunto una posizione critica. Non pensavo però all'astensione». Una posizione, quella di Cofferati, accolta con freddezza dalla platea dell'Arci, che dagli organismi dirigenti, che hanno detto sì all'estensione dell'articolo 18, alla base è tutta con il referendum. «Si tratta - precisa Benetollo - di una sensibilità prevalente. E colpisce vedere che ci sia una differenza tra il sì assunto dalla Cgil, organizzazione cui siamo molto legati, e quella di Cofferati».
Che cosa non la convince del ragionamento del neopresidente di "Aprile"?
Per una persona di sinistra e per un movimento che si fonda sulla partecipazione andare a votare fa parte del proprio dna. La democrazia partecipativa si basa proprio su questo principio. Non andare a votare è una scelta molto pesante che non condivido. Ma c'è anche un secondo aspetto che vorrei sottolineare.
Quale?
Anche nell'intervista a Cofferati si continua a sostenere che il referendum è stato promosso esclusivamente da Rifondazione comunista. Non è vero. Fin dall'inizio hanno fatto parte del comitato che lo ha lanciato anche altri soggetti, come la Fiom. Gianni Rinaldini, intervenendo al nostro congresso, ha rivendicato la continuità tra l'impegno profuso per il 23 marzo e quello per l'estensione dell'articolo 18. Cofferati pensa che non sia così. II referendum però esiste, è legittimo e legittimato, ed necessario confrontarsi sul merito. Si deve aprire una discussione che metta le diverse posizioni a confronto. Non sono nella testa di Bertinotti, né di altri. Ma quando il segretario del Prc è stato nostro ospite a Bologna ne ho condiviso il ragionamento.
Lei ha ricordato il 23 marzo e la continuità rivendicata dalla Fiom. Cofferati sostiene il contrario. Chi ha ragione?
La manifestazione dello scorso anno ha posto con decisione il tema dei diritti. Questo referendum pone la stessa questione. Quindi... La continuità o la discontinuità è un problema di interpretazione, che sinceramente non mi interessa più di tanto. Quello che mi interessa è che il referendum sull'articolo 18 parla di diritti, completo o incompleto che sia. Se la domanda è: «Più diritti?». La mia risposta non può che essere: «Sì».
Lo stesso sì espresso dal quel movimento con cui Cofferati rivendica un legame particolare...
Il movimento si è riunito a Livorno è ha detto sì. Il legame tra movimento e battaglia per l'estensione dei diritti è un fatto oggettivo, che nella città toscana è stato formalizzato. Noi dell'Arci, allora, stavamo ancora decidendo. Ma non abbiamo minimamente pensato di chiedere: aspettate che noi prendiamo posizione. Ogni organizzazione, singola o collettiva come il Social forum, ha scelto in piena autonomia.
Manca poco tempo al voto. Che fare?
Ritengo che il punto fondamentale sia la discussione sul merito. Avviare un dibattito intelligente sull'articolo 18 è un modo per contribuire ad innalzare il dibattito sui diritti tout-court. Ma c'è un altro punto. Il referendum è un fondamentale strumento della vita democratica. E' importante che tutti i cittadini vengano messi nella condizione di scegliere in maniera consapevole e libera.
Qualche buona ragione per votare sì?
Quando si vota, si deve pensare ai diritti di tutti. Io ho un contratto di "co. co. co" e sono interessato al referendum anche come lavoratore: l'estensione dell'articolo 18 metterebbe in moto un meccanismo che potrà consentire di allargare i diritti per tutti, precari, lavoratori atipici, flessibili. Un passaggio tanto più importante se si pensa al quadro attuale con l'848 e l'848 bis, ora al Senato, che deregolamentano completamente il mondo del lavoro e della stessa economia. Il referendum può diventare l'occasione per arginare questa deriva. Di più: può contribuire ad imprimere una svolta».

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