Un milione
per tutti
di Fabio Sebastiani da Liberazione del 4/4/2004
«Siamo poveri due volte. Perché l'euro ci ha mangiato la pensione e perché le spese per le medicine e le analisi ce la portano via». Peppe viene da Velletri. Il "cartellone", come lo chiama lui ricordando le grandi manifestazioni degli anni '50, che svetta sulla testa, riporta in modo chiaro la sua arrabbiatura: "Le palle dei pensionati sono da mungere". Chiaro? L'aveva già portato il 26 marzo, il giorno dello sciopero generale. E ieri, per dargli più visibilità l'ha piazzato proprio dietro lo striscione d'apertura. Impossibile non vederlo. In fin dei conti, non è che ci sia tanta differenza da una settimana fa.
Di cartelloni come quello di Peppe ieri se ne sono visti tanti nei tre grandi cortei che hanno attraversato Roma da un punto all'altro. "contro il carovita", "per salvaguardare il potere d'acquisto delle pensioni", "contro i tagli al welfare": sono i tre slogan dell'iniziativa, indetta dai tre sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil.
"Le tasse sono la base materiale della solidarietà", si poteva leggere nei cartelli e sugli striscioni. Oppure, "E adesso tango... l'Argentina è qui". E tutto quello che non era scritto sui cartelli, bastava ascoltarlo nei racconti dei protagonisti.
In più di cinquecentomila (ma dal palco a fine giornata dicono che sono molti di più, quasi un milione) sono venuti da ogni parte del paese, isole comprese. Franco, da Sassari: «A tutto c'è rimedio», racconta. E qual è? «Le mogli», risponde. «Sono loro che mandano avanti la baracca», aggiunge. Le famose "casalinghe improvvide" così "acutamente" denigrate da Berlusconi, sono venute in piazza con tanto di mattarello e scolapasta. Sul grembiule giallo hanno scritto: "La spesa la so fare. E' la pensione che non basta per campare". Franco, da Sassari, ha provato pure a cercare un lavoretto ma... «in Sardegna non si trovano più nemmeno le pecore». Martino, da Roma, che porta un grande striscione firmato dalla Cia (Cittadini incazzati assai), un "lavoretto" l'ha trovato ma è restìo ad ammetterlo. E' la sua croce. «Non so se faccio bene. In fondo è come se avessi tolto un posto a mio figlio». Del resto, non ci sono alternative. Se non trovano un lavoro i "giovani", ultratrentenni, restano a casa. «Quasi un terzo del bilancio famigliare - racconta Martino - va a loro».
Nel 1992 il governo Amato tolse l'aggancio alla dinamica salariale e da allora sle pensioni hanno perso più del 30% del potere d'acquisto. Poco tempo fa una sentenza della Corte costituzionale ha sancito il diritto ad avere pensioni adeguate. Ma ovviamente il governo si è ben guardato di prenderla in considerazione. «Ora spetta al governo stesso riconoscere ai sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil il ruolo di negoziatore dei bisogni di una parte consistente del paese - sottolinea la segretaria dello Spi-Cgil Betty Leone -. A Roma hanno manifestato la rabbia coloro che si sono sentiti presi in giro dalle false promesse come quella del milione al mese».
La grande manifestazione dei pensionati è stata anche la grande lotta "dei padri e dei figli". Non a caso ci sono un sacco di ragazzi in giro per il corteo. Chi con le bandiere del sindacato, chi con quelle dei partiti, chi con i colori dell'ambientalismo o con i simboli dell variegato mondo dell'associazionismo. Il primo a notare la presenza degli under 30 è Pecoraro Scanio, parlamentare dei Verdi. «La protesta è globale», commenta. «E questo interroga negativamente le opposizioni a non mettere ni campo tatticismi ed escamotage, bensì un riformismo coraggioso», aggiunge.
Per Paolo Ferrero, della segreteria nazionale del Prc, «la politica del governo determina un disagio sociale enorme e questa manifestazione ne è l'indice». «Da questa manifestazione - aggiunge Ferrero - viene la direzione che bisogna seguire in realtà: aumentare pensioni e salari, migliorare il welfare. Questi - prosegue - sono gli strumenti per uscire dalla crisi economica e sono il contrario di quello che propone Berlusconi e ahiméé una parte della sinistra sulla riduzione delle tasse». Nella delegazione di Rifondazione comunista (presente con tanti striscioni e bandiere), presente anche l'onorevole Alfonso Gianni. «La questione degli anziani è una grande questione di civiltà», è il suo commento. «E l'iniziativa di oggi - aggiunge - dimostra che si possono unire diverse generazioni. La politica torna ad essere un fatto sociale».
|