Fabio Amato: il 9 giugno in piazza contro Bush per chiedere la pace
di Fabio Amato, responsabile Esteri del Prc
Il 9 Giugno il popolo della pace sarà in piazza per manifestare contro il presidente degli USA George W. Bush, in visita a Roma. Rifondazione Comunista aderisce e parteciperà a questa mobilitazione lanciata dall'Arci, dalla Fiom, insieme ai tanti e alle tante che con noi in questi anni hanno condiviso la lotta per la pace e per un altro mondo possibile. Saremo insieme a loro, alle altre forze della sinistra, in una piazza che vogliamo sia di popolo e colorata, per fermare tutte le guerre di cui si è resa protagonista quest'amministrazione. Saremo li, in una giornata di parole e musica, per "cantargliele e suonargliele", come recita l'appello, perché il mondo tutto ne ha abbastanza dei suoi disastri. Una piazza di tutti coloro che si oppongono a Bush e che vuol testimoniare la sempre più urgente necessità di un radicale cambiamento nella politica globale. Un cambiamento che è talmente urgente e necessario che impone di isolare la strategia bellicista di quest'amministrazione e la necessità di un'alternativa di pace. Un cambiamento che chiede anche al nostro paese scelte coraggiose e nette, come è stato per l'Iraq. Che chiede all'Italia di saper dire di no alla folle corsa al riarmo globale, a partire dalla base di Vicenza fino allo scudo missilistico. Una piazza che vuole unire i tanti no a Bush.
Dopo anni di guerra globale permanente, con il suo carico di morti, in Iraq, Afghanistan, Palestina, il presidente degli Stati Uniti torna in Italia agli sgoccioli del proprio mandato, dopo aver subito un pesante scacco da parte dello stesso Congresso USA sul rifinanziamento della guerra in Iraq e dopo esser stato oggetto di una crescente mobilitazione del movimento pacifista americano che, oggi come ieri, torna a gran voce a chiedere il ritiro delle truppe dallo scenario mediorientale e la fine della guerra. Saremo in piazza per dire che siamo a fianco di quest'altra america, che continua a mobilitarsi e che non si piega alle ragioni del comandante in capo. L'altra america del nord, del movimento della pace, e di quella del sud, che con la sua primavera vuole emanciparsi dal dominio del potente vicino di casa e da decenni di neoliberismo.
Bush e i falchi neoconservatori hanno risposto a quest'america con l'arroganza che ha distinto il loro mandato. Con l'ostinata declamazione di slogan di guerra, con l'impudenza di chi ha mentito al suo popolo e al mondo intero per giustificare una guerra disastrosa e finalizzata esclusivamente al dominio imperiale. La guerra al terrore di Bush ha solamente generato altro terrore, in una spirale di guerra e terrorismo che infiamma tutto il medio oriente. Essa è stata alimentata, come ci ricorda Noam Chomsky, dal ricorso alla paura come sentimento per mobilitare una nazione choccata dall'undici Settembre.
Bush torna in Italia da Presidente dimezzato, ma non per questo meno pericoloso. Ha mano a mano perso i suoi più ferventi alleati della vecchia europa, coloro che con lui avevano sostenuto la sciagurata ipotesi della Guerra preventiva. Aznar, Blair e naturalmente Berlusconi.
Ma torna in Europa con il progetto di scudo missilistico, che divide e riapre ferite da guerra fredda, in un'Europa ancora timida e impacciata, ancora subalterna e incapace di esprimere un'alternativa reale.
Torna in Italia dopo aver in questi anni boicottato costantemente l'applicazione del protocollo sul clima e aver osteggiato ogni tentativo di raddrizzare il tiro delle politiche di sviluppo del suo Paese e del G8, preoccupandosi solo di difendere gli interessi di quelle lobbies di cui egli stesso è parte.
Torna nel giorno in cui in tutto il mondo verranno ricordati i 40 anni di occupazione della Palestina, con il carico di responsabilità di aver contributo all'affossamento del processo di pace, con il sostegno
incondizionato all'unilateralismo di Israele.
Torna in Italia dopo aver utilizzato la politica di guerra per criminalizzare e perseguitare ogni forma di dissenso, di critica alla sua politica imperiale; dopo aver varato, con il pretesto di garantire la sicurezza, leggi liberticide che hanno profondamente inciso i diritti fondamentali e le libertà dei cittadini americani ed europei. Torna dopo aver proclamato la sua personale crociata a difesa dei presunti valori di un immaginario "mondo atlantico occidentale": ma che ci ha consegnato la vergogna di veder tornare la tortura e di Guantanamo.
Torna dopo aver gettato nella miseria milioni di africani, frustrando, con una politica economica improntata al più bieco saccheggio neoliberista, le loro speranze di un futuro libero e migliore. Dopo aver umiliato e delegittimato l'ONU, impedendo lo sviluppo e la formazione di un consesso democratico in cui affrontare i grandi temi del governo mondiale.
Dopo anni e anni di governo degli Stati Uniti d'America e del mondo il Presidente George W. Bush torna in Italia. Torna e troverà in piazza ad accoglierlo, l'Italia che ripudia la guerra.
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