Editoria, gas, sanità e altro. All'assalto del Lazio dalle uova d'oro
La strana e ricca alleanza
Ciarrapico-De Benedetti
di Susanna Marietti da Liberazione del 12/04/2007
Alla convention del partito democratico di una decina di giorni fa c'era Giuseppe Ciarrapico. La cosa potrebbe sorprendere chiunque lo ricordi quale il grande sponsor di Storace che era. Potrebbe sorprendere ancora di più i pochi che sono a conoscenza dei suoi più recenti agganci con l'estrema destra, cui si lega quando, alcuni mesi or sono, nomina amministratore unico della sua "Partecipazioni e Consulenze" l'ex deputato del Msi Giulio Caradonna, oggi vicino a Forza Nuova. Ma gli affari sono affari, e la politica nel Lazio è stata spesso in questi anni uno degli strumenti per la loro gestione. Un altro è stato l'editoria.
Ciarrapico, coinvolto in molte inchieste ai tempi di tangentopoli, fa affari con il principe Caracciolo e con De Benedetti, e tanto basta per spiegare il suo coinvolgimento, insieme a questi ultimi, nel partito democratico. Due settimane fa, i tre portano a termine la loro ultima operazione finanziaria, che potenzia ulteriormente, con l'aiuto di Cesare Geronzi e di Capitalia, il colosso ospedaliero Policlinico Casilino per un'utenza aggiuntiva di mezzo milione di persone. La Eurosanità S.p.A., la holding sanitaria proprietaria del Policlinico Casilino e di molte altre cliniche laziali, tra cui la Quisisana e Villa Stuart, è controllata da Ciarrapico e da Caracciolo. A quest'ultimo subentra poi la Cir di De Benedetti. Una quota azionaria dell'11,8% è inoltre di Capitalia. De Benedetti e Caracciolo controllano, a livello nazionale, il Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., che pubblica un lunghissimo elenco di testate, tra cui La Repubblica e L'Espresso (azionista di quest'ultimo è anche Milvia Fiorani, che ha a sua volta quote di Eurosanità). Ciarrapico, nel suo piccolo, pubblica 12 testate locali con la sua Nuova Oggi Editoriale, con la quale copre l'intera regione Lazio quasi città per città.
Intreccio tra sanità ed editoria che vede coinvolta anche la Tosinvest di Angelucci, azionista di Capitalia ed ex proprietario dell'Unità, coinvolto di recente in un'inchiesta penale in Puglia. Angelucci è oggi azionista di riferimento di Libero e del Riformista, ma è anche proprietario dei vari ospedali San Raffaele in giro per il Lazio.
E' più facile, con questo strumentario editoriale, mandare avanti gli affari. La modalità del suo utilizzo la si intravede in un altro ambito che suscita il grande interesse di Caracciolo e De Benedetti. Da anni i due imprenditori vogliono costruire ad Aprilia quella centrale a turbogas contro la quale oggi scendono in campo ambientalisti e comunità locali. Incassato il via libera dal Governo nazionale, resta tuttavia la freddezza del Governo regionale. E restano le copertine dell'Espresso che attaccano la sanità pubblica e gridano a mazzette e malaffare, salvo poi citare nell'articolo interno o fatti noti a qualunque cittadino o tangenti dell'era Storace e solamente qualche finanziamento regionale dell'era Marrazzo pubblicamente elargito, di cui il giornalista ha saputo attraverso il sito della Regione, che nel nome trasparenza ha deciso di pubblicare e spiegare a tutti i contenuti del bilancio regionale.
La sanità e l'energia sono le possibilità concrete di investimento, ed è inutile andare troppo per il sottile sul concetto ben più effimero di appartenenza politica. Potere finanziario, sanità privata, imprese di costruzioni, testate di giornali: pochi nomi, e poco chiari, stanno dietro ai poteri forti nella regione Lazio. Costruiscono ospedali a tambur battente, ma faticano a costruire un sito internet che renda conto delle loro attività. Farsi un giro nella rete alla ricerca di informazioni diventa un'esperienza triste ed esilarante insieme. Il Gruppo Garofano, altro colosso della sanità laziale, ha un sito costituito da un'unica pagina, dove troneggia il solo logo della società e niente permette l'accesso a pagine successive. La Procura della Repubblica di Velletri sta indagando sulle società Panigea ed Emmerre, legate a Daniela Di Sotto, moglie di Gianfranco Fini. I siti di entrambe risultano a oggi in costruzione.
Antonino Ligresti è fratello di Salvatore, anche quest'ultimo una memoria dei tempi di tangentopoli. Antonino possedeva il più importante gruppo privato della sanità lombarda, fino quando lo cedette e abbandonò il settore. La scelta maturò a seguito di una condanna a tre anni di carcere inflittagli per le responsabilità nella tragedia del rogo della camera iperbarica all'ospedale Galeazzi di Milano dove nel 1997 morirono 11 persone. Il Galeazzi faceva capo a Ligresti, che fu condannato non per fatti legati alla dinamica del rogo, nella quale non c'era niente di oscuro, ma per questioni riguardanti la titolarità delle deleghe alla sicurezza nell'ospedale, che di aspetti oscuri invece ne avevano eccome. Turbato dall'incidente, Ligresti abbandona la sanità privata italiana e decide di fare affari in quella francese. Nel 2002 diviene azionista di maggioranza della Générale de Santé, gruppo leader in Europa nel settore della sanità privata, che oggi controlla per ben il 60%. Pare che proprio in questi giorni la Générale de Santé sia coinvolta in operazioni di acquisto di cliniche nel Lazio.
Con questo scenario sullo sfondo, preoccupa ancor più quanto accaduto sulla vicenda del debito sanitario lasciato da Storace. Quando l'assessorato al Bilancio di Nieri scoprì l'enorme entità del buco ereditato, scoprì anche che i creditori non erano più quelli che originariamente avevano anticipato dei soldi per la Regione. I crediti erano stati venduti e passati di mano talmente tante volte da non poter più risalire agli odierni creditori. La Regione invitò allora questi ultimi a venire a riscuotere gran parte di quanto loro dovuto. Era stato predisposto un piano per la restituzione. La proposta era conveniente per tutti. Eppure, solo parte dei creditori si è presentata palesando la sua identità. Di un'altra parte, corrispondente a tre miliardi e mezzo di euro, non si sa nulla. Quei crediti producono un interesse annuo del 9%. Sono vere e proprie cambiali ai limiti dell'usura. La Regione Lazio deve soldi a finanziarie della speculazione, a società di factoring, di cui non conosce neanche i nomi. Una di queste società si dice sia di un frequentatore di salotti della Roma dei furbetti. Nella costruzione del futuro partito democratico i poteri si stanno riallinenando. I prossimi tempi non saranno proprio dei più facili.
Geronzi, Angelucci, Caracciolo, De Benedetti, Ciarrapico, Garofano, Ligresti. In queste mani è la salute dei cittadini, in alcune di esse il partito democratico.
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