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Un "Cantiere" per il bilancio partecipato sull'esempio di Porto Alegre
Ricominciamo dai nostri luoghi. I quartieri dove siamo nati, cresciuti, andati a scuola e fatto i primi passi nella politica. Ricominciamo da quei luoghi nei quali abbiamo intessuto relazioni forti, di amicizia, di affetto, di comunanza. E mettiamo a frutto questo patrimonio di relazioni umane, che più dal basso, anzi dal profondo del cuore, non si può. Da questo nostro fare quotidiano oggi abbiamo la presunzione di tirar fuori un altro mondo possibile, o almeno, intanto, qualcosa che si avvicini, che alluda, che faccia strada.
Questo fare, e pensare, nel mondo globalizzato dal neoliberismo e dalle sue nefaste conseguenze, è nostro e di molti altri. Ognuno sta cominciando, o ha già ricominciato nel suo piccolo, a praticare la democrazia, la condivisione, la sperimentazione, il rinnovamento delle forme dell'agire politico e amministrativo. Lo fanno da un po' di anni nel Rio Grande do Sul. E da lì ci hanno contaminato di speranza e di fatti concreti. Proviamo a farlo anche noi, a Roma, a Venezia, a Napoli, e ovunque possibile, ovunque ci sia spazio per farlo e ovunque si possa farci spazio.
I temi di cui dibattiamo, e lo faremo compiutamente in questi due giorni a Roma Tre, sono quelli della democrazia dal basso, del bilancio partecipativo, delle pratiche autogestite che, ormai cresciute e rafforzate, si confrontano con le pratiche istituzionali. E qualche volta si scontrano.
Stiamo sperimentando la trasposizione delle nostre forme di individuazione, pratica e soluzione dei bisogni nel governo della cosa pubblica. Banco di prova difficile, nuovo per noi, ma necessario.
Ci interroghiamo su come lasciare un segno visibile del nostro passaggio nella pubblica amministrazione, che si sottragga alle pastoie burocratiche del quotidiano esercizio, che spinga più in là, oltre il piccolo cabotaggio al quale la gestione della cosa pubblica ha abituato e addormentato un po' tutti.
Noi vogliamo fare società, metterci in mezzo, costruire corpi intermedi, farci carico, edificare attori e vettori dello sviluppo locale, realizzare progetti di mutuo soccorso e di solidarietà. Vogliamo ampliare la sfera pubblica puntando sul welfare municipale e abbassare la soglia di accesso delle classi subalterne alla cosa pubblica. Vogliamo moltiplicare le forme di partecipazione democratica puntando sul piano materiale e immaginario alla traduzione del Bilancio Partecipativo. Rivendichiamo con forza la scelta della democrazia partecipata contro le derive moderate che la vorrebbero intendere esclusivamente come problema di ingegneria istituzionale. La democrazia partecipata non è una tecnica, ma è lo strumento che sostiene e che è sostenuto dal fare società plurale.
I Comuni, le Province, le Regioni, i Municipi (che hanno preso il posto delle vecchie Circoscrizioni) non vanno intesi come i luoghi della mediazione necessaria, ma come formidabili occasioni per costruire progetto, conflitto e consenso, per rompere la compatibilità, per realizzare occasioni di cooperazione decentrata, per moltiplicare la diplomazia dal basso, per giovarsi sino in fondo del rapporto dialettico tra legalità istituzionale e legittimità popolare.
Noi, qui a Roma, nei tre Municipi IX, X, XI, che insieme a Carta e al Lapei (Laboratorio di progettazione ecologica degli insediamenti) e al Delegato del Sindaco al bilancio partecipativo, hanno organizzato il Cantiere del Nuovo Municipio, stiamo percorrendo queste strade. Nel Municipio Roma XI ci stiamo sforzando di applicare al quotidiano il metodo della partecipazione, dell'apertura, della condivisione. La sede fisica del Municipio è a disposizione di quanti vogliano discutere, tenere iniziative e convegni, fare mostre. Stiamo facendo un giornale, mensile, per comunicare a tutti quello che facciamo e quello che fanno le persone nei quartieri. Stiamo trovando il modo per far nascere e crescere nella cittadinanza la consapevolezza di essere tale. Stiamo costruendo insieme l'identità del nostro Municipio.
Oggi e domani nelle aule dell'Università Roma Tre ci confronteremo su questi temi. Sabato mattina Alberto Magnaghi, urbanista, ci illustrerà la Carta del Nuovo Municipio, Beppe Caccia, assessore al Comune di Venezia, parlerà dell'esperienza municipale tra consenso e conflitto, delle relazioni tra soggetti sociali, sindaci e territorio riferirà Giorgio Ferraresi dell'Università di Milano, del rapporto tra municipio e stato parlerà infine il sindaco di Grottammare Massimo Rossi. Nel pomeriggio si terranno sei workshop su ambiente e grandi opere, welfare municipale e reddito di cittadinanza, migranti e città plurali, urbanistica in pratica, bilancio partecipativo e forme della partecipazione, diplomazia dal basso. Domenica mattina poi si terrà il confronto con le pratiche del Movimento. Ci saranno Agnoletto del Social Forum Mondiale, Lutrario dei Disobbedienti, Bernocchi dei Cobas Scuola e Benettollo dell'Arci.
Il Cantiere del Nuovo Municipio, percorso costituente in grado di dare gambe territoriali alle questioni globali poste dal Movimento, è la nostra vera scommessa. |