Cosa si fa quando oltre ai tuoi nemici (Confindustria, centro-destra, poteri forti) e oltre ai tuoi possibili alleati (?) (centro-sinistra, stampa democratica-borghese, organizzazioni sindacali) anche una parte del tuo gruppo dirigente vuole liquidare il Partito? Ci si mette in trincea, si combatte palmo a palmo, casa per casa; si difende il Partito: questa è una rubrica in cui riporteremo (per sgradevole che sia) ogni attacco a Rifondazione Comunista (e alla sua autonomia politico-organizzativa) che provenga da dirigenti (e/o iscritti) del PRC. Perchè la verità, sempre, è rivoluzionaria. Buona lettura!
Nell'ennesimo attacco di Paolo Ferrero - di domenica 2 novembre - a Liberazione , ai suoi giornalisti e al direttore - oltre ai fantasmi evocati, da Occhetto al Pci ecc,- mi hanno colpito i toni da "padroncino delle ferriere" che ben conosco: "qui comando io". Intanto proviamo a capire se ciò è vero attraverso gli eventi.
Fatto numero uno: si è svolto il congresso di Rifondazione comunista su cinque mozioni. Fatto numero due: ogni iscritto ha espresso un voto su una mozione. Fatto numero tre:la mozione di Nichi Vendola, con il 47,3 %, ha vinto il congresso mentre ognuna delle altre ha preso meno. Fatto numero quattro: le mozioni minoritarie hanno costruito un "cartello" al congresso nazionale che con la somma dei loro delegati ha permesso l'elezione di un segretario diverso dalla mozione di maggioranza. Fatto numero cinque: a nessun iscritto del partito è stata sottoposta questa scelta con un voto.
Ferrero ha perso il congresso ed è stato eletto segretario nazionale. Questa contraddizione rimarrà aperta perché la democrazia è una cosa seria e con essa non si scherza.
Veniamo ora all'attuale linea politica: dopo la sconfitta elettorale è prevalsa l'idea di concentrarsi sul rilancio di Rifondazione, mentre gli atti concreti sono: il referendum sul lodo Alfano, il referendum sulla Gelmini ed è annunciato il referendum contro la legge 30. Si sta sciogliendo cioè il Partito della Rifondazione Comunista nel Partito Radical Caritatevole. Niente di male, peccato che non c'entra niente con la grande novità della crisi del liberismo, della ripresa del conflitto sociale, del nuovo ruolo assunto dalla Cgil nei confronti di Confindustria e Governo, del percorso cioè delle lotte che arriveranno sicuramente in un crescendo alla prossima primavera.
In conclusione non c'è un padrone del partito né tanto meno di Liberazione e non esiste una chiesa con sacerdoti che dispensano la "linea", esiste per tutti la ricerca e il dover riconoscere che nel Prc ci sono almeno due proposte radicalmente diverse: una è per costruire una grande forza unitaria di sinistra che ambisce a governare i processi di trasformazione, l'altra è concentrata nella costruzione di un altro partito comunista. Ci si misurerà sull'esito della pratica politica e sui riscontri che queste due ipotesi avranno nel corpo sociale che vorrebbero rappresentare.
Spero che rimanga questa la dialettica possibile e non certo quella dei richiami ad una disciplina di partito che non esiste. E' possibile impegnarsi in un confronto dialettico con le idee di Piero Sansonetti senza rispondergli con un "vattene"?
Vorrei dire a Piero che il suo "andare oltre" l'attuale storia della frammentazione della Sinistra non può considerare il conflitto tra capitale e lavoro al pari di tanti altri. Un nuovo modello di sviluppo, il dramma ambientale, i diritti di milioni di migranti e precari sono punti fondamentali per dare un futuro a un nuovo movimento operaio. E come faccio a costruire un dialogo se a Piero Sansonetti e ai giornalisti di Liberazione si vuole impedire la libertà di parola?
*direzione nazionale
06/11/2008
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