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Dal voto un impegno per costruire subito un'alternativa di governo e una sinistra d'alternativa

Relazione di Fausto Bertinotti al CPN del 3/4 luglio 2004


Care compagne e cari compagni, a tutte e a tutti voi va in primo luogo un ringraziamento per l'impegno profuso in una lunga e difficile campagna elettorale. Abbiamo ottenuto un risultato molto importante e questo, almeno così credo, rende la discussione nel nostro comitato politico nazionale più facile e distesa. Si tratta di un risultato a tutto tondo. Abbiamo superato la soglia del 6 per cento; siamo il quarto partito in Italia. Come si direbbe, con il linguaggio della critica cinematografica, abbiamo avuto un successo di pubblico e di critica, come si è visto anche nei commenti successivi al voto. Era chiaro per noi che il superamento della soglia del 6 per cento avrebbe rappresentato una vera e propria svolta, anche se per prudenza lo abbiamo detto quasi sussurrando. Questo successo è dovuto alla linea che abbiamo assunto. Ne abbiamo avuto sentore durante una campagna elettorale molto incoraggiante, ove si vedevano un consenso ed una partecipazione più intensi che nel passato. Si è realizzata in particolare una presenza giovanile molto significativa. Siamo stati capaci di coinvolgere non solo una vasta opinione di sinistra, ma settori organizzati che costituiscono l'arcipelago della sinistra di alternativa. Abbiamo assistito allo sgretolarsi di quei muri che si frapponevano alla nostra crescita di consenso.

La caratteristica del nostro voto
All'inizio, sulla base di esperienze passate, temevamo che quel consenso potesse indirizzarsi verso forze di più rilevante peso elettorale. Così non è stato, e torneremo su questo punto. Se guardiamo alla nostra crescita tra le precedenti elezioni europee, le ultime politiche e le attuali europee vediamo un incremento in voti assoluti di 650mila voti, che rappresentano persone fisiche e non solo percentuali. Il nostro aumento è stato rilevante nel centro e nel sud, dove registriamo il più alto addensamento di voti rispetto alla media nazionale. Bisognerà naturalmente studiare i flussi elettorali. Già da ora possiamo però vedere che il nostro voto esprime una adesione giovanile (tra i 30 e i 40 anni), con alta o altissima scolarizzazione. Questo dato esprime un grande dinamismo dal punto di vista dei consensi elettorali, ma mette in luce anche problemi che non dobbiamo sottovalutare. Infatti continuiamo a registrare, pur all'interno di un risultato ampiamente positivo, una difficoltà di insediamento popolare. Per quanto riguarda l'elettorato sopra i 65 anni, prevalentemente composto da donne e con bassa scolarità, siamo molto indietro, il che per un partito come il nostro non può non costituire un problema.

L'efficacia della nostra linea
Questo risultato chiude una discussione tra di noi, ma non certo tutte le discussioni. Mi riferisco al fatto che almeno è chiara l'efficacia della linea fin qui praticata. Questa questione è stata certamente risolta dall'esito del voto. E' stato spezzato l'impedimento, che prima esisteva, a passare da un consenso su temi specifici a uno più generale. In questo modo possiamo intervenire sulla crisi della politica, che anche in questa circostanza si è manifestata in un considerevole astensionismo. Nello stesso tempo si è infranto il muro tra noi e l'altra parte della sinistra. Ancora, i movimenti dopo tanti anni tornano a vincere: e c'è una relazione tra tutto questo e l'esito del nostro voto. Possiamo quindi rivendicare senza alcuna superbia il successo della linea e del progetto del nostro partito sui quali abbiamo lavorato in questi anni. Non si può isolare un aspetto di questa linea da un'altro. Tutto si tiene. Il buon risultato che abbiamo avuto è frutto della combinazione di diversi elementi. Mi riferisco in particolare alla collocazione strategica nel movimento, alla capacità di avanzare una proposta politica aperta, alla pratica di una innovazione politica e culturale.

La collocazione nel movimento
La nostra collocazione nel movimento è strategica e non contingente, costituisce cioè una scelta di fondo e di lungo periodo. Abbiamo compreso per tempo che il movimento è un fenomeno nuovo che apre un ciclo politico nel mondo e che costituisce un avvenimento di lunga durata. Questo movimento ha saputo connettere tra loro diversi temi, da quello della pace a quelli del lavoro. Per tutte queste ragioni l'internità al movimento resta il punto centrale della nostra strategia. Rimane tale anche dopo quel doloroso conflitto che abbiamo dovuto attraversare nella scelta su chi dovesse insediarsi nel quinto seggio che abbiamo ottenuto nel parlamento europeo grazie alla crescita dei nostri voti. Abbiamo dovuto scegliere, come era inevitabile fare in un caso di questo genere. Comprendo che vi siano sofferenze e malumori, ma voglio sottolineare che anche in questa scelta noi abbiamo ribadito la necessità di stabilire un rapporto non strumentale tra noi e il movimento e un rifiuto della logica dei gruppi di pressione. Per quanto ci riguarda questa vicenda non interrompe la collaborazione con il movimento neppure nello specifico della situazione nella quale si è manifestato il problema.

L'apertura politica
Abbiamo avanzato una proposta politica di apertura. Abbiamo concepito la costruzione di un'alternativa a Berlusconi insieme a quella di una sinistra di alternativa. Avere mantenuto insieme queste due prospettive ci ha fatto guadagnare consensi. Questo ci permette anche un chiarimento molto importante. Noi non finalizziamo la nostra azione alla eventualità di una nostra presenza in un futuro governo. Al contrario stabiliamo il baricentro della nostra iniziativa nella società civile. L'esperienza di governo, se ci sarà va vista in questo quadro. Perciò la lotta contro Berlusconi assumeva ed assume il valore di cambiare il gioco e i rapporti di forza, e dentro questo la prospettiva della costruzione di una sinistra di alternativa è venuta affinandosi. Abbiamo assistito ad un elemento di novità anche negli esiti delle elezioni locali. Anche dove non è stato possibile, ma non per colpa nostra, giungere a soluzioni unitarie, non siamo stati penalizzati per questo (come è risultato chiaro a Firenze). Voglio cioè dire che la nostra presenza in ogni caso non è stata vista come una testimonianza. Il vecchio ricatto del voto utile non ha funzionato. Questo lo dobbiamo perché era a tutti chiaro il nostro atteggiamento di apertura a tutti i campi dell'opposizione e di costruzione di una soggettività nuova di sinistra.

L'innovazione politica
Abbiamo praticato un'innovazione politica e culturale. Molto è dovuto alla costruzione del partito della sinistra europea. Il suo successo si è visto e ha pesato anche nel corso della campagna elettorale. Attorno a questo progetto abbiamo ricevuto un consenso senza precedenti nella sinistra italiana. Mi riferisco a quell'autorevolissimo insieme di firme guidate da quella di Pietro Ingrao, che voglio di nuovo ringraziare. In questo modo abbiamo saputo porre l'Europa come centro della politica. Su questo terreno la sinistra anticapitalista ha saputo costruire una piattaforma ambiziosa, che può essere riassunta nel no alla guerra, no al neoliberismo, no ad un'Europa tecnocratica per un'Europa della democrazia e dei popoli. Al partito della sinistra europea partecipano comunisti e non comunisti, con la reciproca valorizzazione delle identità; un arcipelago di forze unite su discriminanti programmatiche per un'altra Europa.

L'innovazione culturale e teorica
Infine abbiamo saputo praticare un'innovazione culturale di teoria politica. Non solo abbiamo messo in discussione la nostra storia, chiudendo definitivamente i conti con un certo passato dell'esperienza comunista, ma soprattutto ci siamo mossi nella direzione di una ambiziosa costruzione di una nuova identità comunista. Per semplificare ci siamo mossi dalla rottura definitiva con lo stalinismo all'approdo della non violenza, quale idea forza per riattualizzare il comunismo nel nostro tempo. Questo è stato un elemento significativo, non inferiore agli altri, che ci ha permesso di ottenere dei risultati anche concreti ed immediati. Basti ricordare la grande manifestazione pacifica contro la presenza di Bush a Roma. Non abbiamo inventato nulla a tavolino, ma abbiamo saputo esaltare le potenzialità che esistevano nel movimento.

Le diverse presenze nelle nostre liste
Questi quattro punti che ho qui ricordato sono gli elementi costitutivi della linea che abbiamo praticato in questi anni. Questo ci ha permesso di "pescare" nelle sinistre reali e potenziali. Alcune candidature, come certamente quella di Nunzio D'Erme hanno fatto accorrere al voto una parte di proletariato urbano, che altrimenti si sarebbe rinchiuso nell'astensione. Nello stesso tempo abbiamo costruito una solida relazione con i protagonisti della storia comunista del nostro paese, ma anche in questo caso lo abbiamo fatto non in nome del recupero del passato, ma in base ad una riconosciuta capacità innovativa.

Cambia il vento e cresce l'opposizione
Tutte queste considerazioni ci permettono di evidenziare alcuni elementi. In primo luogo possiamo dire che il vento cambia. E' già avvenuto in altre parti d'Europa come in Spagna o in Francia, e nel mondo, come in India. In questa scadenza elettorale si è manifestata una rinascita dell'opposizione classica ai governi, socialmente qualificabile come di sinistra. Due sono gli elementi politici che l'hanno caratterizzata, il no alla guerra e il no alle politiche neoliberiste; forse queste ultime hanno pesato ancora di più, perché la condizione materiale delle popolazioni europee è stata determinante per l'orientamento nel voto. Ecco perché il voto colpisce in particolare i governi di destra, anche quelli più brillanti come quello di Aznar, ma anche il governo francese di Raffarin, che malgrado la non partecipazione alla guerra, subisce una sconfitta a causa delle sue politiche sociali. Questo è confermato anche dal crollo delle socialdemocrazie, sia di quelle che hanno praticato la guerra, come il governo Blair, sia quelle che hanno attuato politiche antisociali come il governo tedesco di Schroeder, e ciò malgrado che i sindacati tedeschi fossero stati sconfitti già prima in una battaglia importante come l'estensione dell'orario di lavoro a 35 ore nei territori orientali della Germania.

L'opposizione al sistema politico
In secondo luogo, si è manifestata una critica ed un'opposizione al sistema politico come tale. Intendo dire non un'opposizione ai governi e alle loro specifiche politiche, ma proprio una estraneità al sistema politico. Questa estraneità ha provocato sia forme di astensione dal voto che voti di protesta, anche con destinazioni del tutto diverse dalle motivazioni sociali di partenza. Abbiamo cioè registrato anche un voto populista di destra.

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